VERTICALE STORICA DEL BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA “POGGIO AL VENTO

Tempo addietro, presso l’azienda Col d’Orcia, un’anteprima, la verticale del Brunello di Montalcino riserva Poggio al Vento, annate 1985, 1988, 1990, 1993, 1997, 1998, 1999 e 2001, in formato magnum.

L’eccezionalità è stato proprio il formato magnum. L’azienda ha “confessato” di avere prodotto, per ogni annata della riserva 1000 magnum, mai messi in commercio, se non in concomitanza con questa anteprima. Quante aziende hanno fatto questo, cioè di attendere anni prima di svelare al mondo di avere prodotto i formati magnum senza averli messi in commercio?

Nel n° 60 della rivista il “Chianti e le Terre del Vino” c’è un articolo di Andrea Cappelli che contiene le mie note di degustazione su una verticale del Brunello di Montalcino, Col d’Orcia, non riserva. Rileggendo le mie note adesso vedo che evidentemente la bottiglia di vino dell’annata 1990 non è stata perfetta poiché la riserva 1990 si è dimostrata di grande pregio, mentre ho trovato rispondenza di qualità con le annate 1988 e 1995 del Brunello normale rispetto alla riserva.

Purtroppo se il vino in bottiglia non è perfetto il degustatore viene fuorviato dal poter fare esatte e precise note di degustazione. Un esempio si è verificato con la riserva 1985, le cui note e valutazioni ometto di scrivere poiché a mio avviso il vino non era perfetto, ma era un po’ difettato.

Devo dire che per quello che è la mia esperienza l’annata 1985, in genere, a Montalcino non ha dato vini magnifici.

Confesso che quando il ragioniere Edoardo Virano, all’epoca, amministratore delegato dell’azienda, mi ha telefonato per invitarmi a questa anteprima ho detto che non sarei potuto andare per impegni di lavoro, ma dopo qualche giorno ci ho ripensato ed ho telefonato ad Edoardo Virano aderendo all’invito, essendo riuscito ad organizzare in modo diverso il mio lavoro di avvocato. Vista l’esperienza che ho avuto sono ben felice di avere partecipato a questo evento al quale erano presenti poche persone, tre giornalisti ed alcuni operatori del settore.

Il proprietario dell’azienda è il Conte Francesco Marone Cinzano, persona carismatica ed interessante, con il quale è un grande piacere parlare non solo di vino ma di qualsiasi argomento.

Edoardo Virano si è occupato dell’azienda dal 1973 cioè da quando la famiglia Cinzano ha acquistato l’azienda e gli è stato chiesto di dirigere questa acquisizione a Montalcino.

Edoardo, persona di vecchio stampo, cioè preciso, corretto, di classe e di grande capacità è riuscito a portare quest’azienda a livelli qualitativi alti che la fanno rientrare tra le migliori aziende, in assoluto, del territorio.

In quest’azienda, per capirsi, si fanno poche chiacchiere e molti fatti. Intendiamoci non tutti gli anni il vino è ai vertici della qualità, dipende dall’annata. Qui non accade che tutti gli anni il vino è uguale, sempre perfetto anche nelle annate peggiori, ma nei vini si riscontrano quelle che sono le particolarità positive o negative dell’annata.

I consulenti dell’azienda sono stati Pablo Härri in qualità di l’enologo che si avvaleva della consulenza di Maurizio Castelli e Giuliano Dragoni che è l’agronomo.

Ho conosciuto Pablo Härri alcuni anni fa, ma prima ancora avevo conosciuto i vini della sua azienda che è la “Ferrero”. I suoi vini mi hanno sempre colpito per i profumi tipici del sangiovese cioè la prugna secca, il fieno secco e la clorofilla, vini semplici ma ben fatti e di piacevolezza.

Maurizio Castelli è una persona di grande affabilità e competenza, che non vuole apparire ma è sempre presente, non è un pavone, la sua professionalità e capacità si riscontrano nei vini che lui contribuisce a produrre. E’ una persona con i piedi sul suolo che non vola immerso nella fantasia ma è una persona realistica, mai troppo contento dei vini che fa, come i grandi artisti e sempre pronto all’autocritica.

Giuliano Dragoni è un agronomo molto competente ed attento, se girate per le vigne dell’azienda vi potete accorgere di come viene prestata la massima attenzione e cura delle vigne. Il vino realmente si fa in vigna e non in cantina.

In cantina si può solo alterare la purezza e la qualità di un buon vino.

Vi voglio raccontare, a questo proposito, quello che mi è capitato tempo addietro.

Vengo avvicinato, a Firenze, da una persona che mi confessa di essersi dedicato a produrre un vino e che avrebbe avuto il piacere che lo assaggiassi prima di mandarlo a farlo sentire a certi giornalisti.

Questa persona mi dice, inoltre, di avere commissionato l’etichetta ad uno dei migliori studi di consulenza italiani, facendomene il nome.

Alcuni giorni dopo questo conoscente mi porta, personalmente, la bottiglia di vino ed alcuni giorni dopo apro la famigerata bottiglia di vino per assaggiarlo, aspettandomi, lo confesso, un vino di migliore qualità.

Il vino appariva molto denso, concentrato, con vari profumi dai fruttati ai plastificati ed in particolare sentivo delle note di legno vecchio. Al gusto il vino era un po’ spigoloso e poco equilibrato.

Immediatamente telefonavo al mio conoscente esternandomi, come mia abitudine, con estrema verità e trasparenza, nel bene e nel male, suggerendogli per il futuro, di utilizzare meno legno e comunque meno legno vecchio. La risposta del mio interlocutore è stata: “non ci sono ne botti ne barriques ma polvere di legno, questo lo fanno tanti produttori, d’altronde il vino viene venduto franco azienda a 7 – 8 euro, più iva, la bottiglia”.

Ogni commento è superfluo! Molte volte non sappiamo cosa beviamo!

Per fortuna ci sono tanti vini buoni ed il vino della verticale ne è un esempio.

L’azienda Col d’Orcia si trova sul versante sud del Comune di Montalcino, in zona collinare e si estende per 540 ettari, dal fiume Orcia fino al paese di S. Angelo in Colle, a circa 450 mt di altitudine. L’esposizione delle vigne è perfetta, a mezzogiorno, con protezione dal freddo, dalle grandinate o nubifragi grazie alla barriera del Monte Amiata ed anche per il positivo apporto climatico dato dal mar Tirreno che dista in linea d’aria circa 35 km.

La frequente presenza di vento garantisce le migliori condizioni per lo stato sanitario della vite. Il clima è tipicamente mediterraneo con limitate precipitazioni piovose concentrate nei mesi di marzo, aprile, novembre e dicembre. La maturazione delle uve è graduale e completa grazie alla presenza di giornate serene. L’esposizione a sud dei vigneti e la particolare natura del suolo conferiscono note di struttura ed eleganza al Brunello prodotto su questo versante di Montalcino.

Col d’Orcia è uno dei produttori toscani più attivi nella ricerca e nello sviluppo. L’azienda collabora con l’Università di Firenze, la ricerca è continua.

L’obiettivo di queste ricerche è finalizzato al miglioramento della qualità delle uve ed è focalizzato sui sistemi d’impianto e di allevamento, sul comportamento agronomico e sulla selezione clonale dei vitigni. L’azienda si avvale anche della collaborazione del Prof. Attilio Scienza dell’Università di Milano.

La presenza del legno nel vino di quest’azienda non è mai invasiva ma è sempre presente in modo dosato e garbato. L’invecchiamento del vino avviene in botti di legno di rovere di Slavonia e in barriques di rovere francese selezionato. Le dimensioni delle botti e la durata del periodo di invecchiamento variano a seconda delle caratteristiche di ogni massa. Per alcuni vini l’invecchiamento in legno può durare fino a quattro anni ed il successivo affinamento in bottiglia completa la sua crescita qualitativa.

Il Brunello di Montalcino riserva “Poggio al Vento”, D.O.C.G., viene prodotto solamente in annate considerate eccezionali e rappresenta una delle migliori espressioni del Sangiovese proveniente dall’omonimo vigneto “Poggio al Vento”, impiantato nel 1974, la cui altitudine è di 350 mt s.l.m.

La raccolta delle uve è manuale, con una attenta, per non dire maniacale, scelta dei grappoli migliori. La macerazione dura 25 giorni in vasche di acciaio inox basse e larghe che favoriscono il contatto tra le bucce ed il mosto al fine di ottenere, una maggiore estrazione polifenolica. L’affinamento del vino dura per quattro anni in botti di Allier e Slavonia seguiti da due anni di sosta in bottiglia.

Prima di iniziare la degustazione Maurizio Castelli ha parlato dell’azienda, dei vigneti, ma prima ancora dell’accostamento di tre vitigni: il sangiovese, il nebbiolo ed il pinot nero.

Sono d’accordissimo su tale assunto, da sempre da me sostenuto. I tre vitigni in genere hanno alcuni profumi identici, colore abbastanza tenue e finezza e delicatezza gustativa improntata sulla presenza spiccata dell’acidità. L’acidità, è bene ricordarlo, rappresenta la vita di questi tre vitigni. Chi ama uno di questi tre vitigni non può non amare anche gli atri due.

Come ha sempre affermato Émile Peynaud, padre dell’enologia mondiale, il vino deve essere gustativamente equilibrato, la massa alcoolica deve sempre essere inferiore alla freschezza.

Questo è quello che penso e che ho sempre pensato anche io, sin dal mio primo approccio con il magnifico mondo del vino. Giacomo Tachis, allievo di Peynaud, un giorno mi disse: “quando l’enologo riuscirà a far si che la massa alcoolica non abbia la supremazia dell’equilibrio gustativo avrà raggiunto un importante traguardo”.

Non vi nascondo che, essendo io un assertore assoluto dell’equilibrio gustativo del vino, quando, tempo fa, ho letto il libro “Sapere di vino” scritto dal padre dell’enologia italiana Giacomo Tachis, nel punto in cui viene riportato il pensiero di Peynaud sull’equilibrio gustativo, ho ritrovato i miei principi e le mie verità che coincidevano con i principi di Émile Peynaud e di Giacomo Tachis ed ho provato un’emozione interiore non descrivibile per la sua grandezza. Non posso fare altro che confermare quello che ho sempre sostenuto e cioè che un vino per essere gradevole ed avere un punteggio di almeno 90/100 deve essere, come minimo, equilibrato gustativamente.

Per quanto riguarda la larghezza del tannino è importante che faccia le precisazioni che seguono affinché possa essere compresa. Io sento il tannino del vino sulla gengiva superiore. La totale larghezza del tannino è 6/6, cioè tutta la larghezza della gengiva superiore. Ovviamente se il tannino è meno largo potrà essere per esempio 5/6 e così via. La larghezza del tannino è importante quando la qualità dello stesso è di buono o alto livello. Più il tannino è largo più il vino è degno di attenzione, ma il tannino come ho precisato deve essere in ogni caso di buona qualità.

Passando alla verticale devo premettere che normalmente io incomincio la degustazione dai vini vecchi per poi passare ai vini più giovani poiché i primi normalmente hanno i tannini più vivaci e possono, se degustati per primi, disturbare la degustazione dei vini con tannini più maturi e rotondi. Nel caso di specie il vino più giovane era il 2001 quindi ho seguito il suggerimento di Maurizio Castelli ed abbiamo iniziato con il 2001, in quanto ho pensato che i tannini del 2001 fossero già abbastanza rotondi.

Le note di degustazione integrali possono essere consultate previa registrazione e successivo abbonamento

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Alla fine della degustazione ero curioso di sapere il pensiero di qualche degustatore ristoratore o enotecario presente a questo stupendo evento. Ad un signore ho chiesto cosa pensasse del 2001 e questi mi ha risposto che si era un vino piacevole ma che era troppo piacione.

E’ vero il 2001 è un vino piacevole, ma non piacione nel senso che è tutta apparenza e poca sostanza. Il 2001 è un vino già bevibile ora e chi sa per quanti anni lo sarà ancora.

E’ un vino elegante, emozionante, di classe, non di apparenza, ma di sostanza, completo rispetto alle altre annate della verticale. E’ un vino che ti arricchisce il palato e l’animo.

Mi sento di accostare questo vino per la sua piacevolezza al Brunello di Montalcino dell’azienda il Poggione, riserva, 2004.

Al di fuori della verticale ho assaggiato il Brunello di Montalcino 2006 della Col d’Orcia e ne sono rimasto immediatamente innamorato per il suo equilibrio, per l’olfatto e per il gusto. L’ho trovato meno pronto del 2004, infatti quest’ultimo sin dalla sua uscita è stato un vino già pronto per essere bevuto, mentre il 2006 è sempre già piacevole ma si sente che ha bisogno di stare ancora un po’ in bottiglia perché ha un tannino che si deve un po’ sciogliere e deve allentare un po’ la sua nervosità.

Degustando questo 2006 per la prima volta prima della manifestazione “Benvenuto Brunello” durante la quale ho assaggiato vari vini, ma non tutti, mi sono immaginato come potesse essere stata l’annata e ciò è stato.

L’annata 2006 a Montalcino è stata una bella annata con vini con profumi non evoluti come per il 2004 e non indietro come è stato per il 1999, ma una via di mezzo tra queste due annate.

In generale per i 2006 ho sentito vini con buon equilibrio gustativo, con tannini di buona qualità, ma evolutivamente un po’ indietro (non ho scritto verdi perché non lo erano).

Si tratta in genere di un’annata da lungo invecchiamento.

Le annate 2007, 2008 e 2009 in genere hanno dato vini con tannini un pò asciuganti la gengiva superiore. Stesso problema lo hanno avuto i vini Bordolesi nelle annate 2011, 2012 e 2013. Secondo me l’annata 2010 a Montalcino è stata valutata in modo eccessivo.

L’annata 2011 per qualche azienda come anche per Col D’Orcia è stata migliore della 2010.

L’annata 2012 in Toscana e quindi anche a Montalcino non è stata un’annata facile.

 

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