I “LES ENFANTS DU CHAMPAGNE” PIED DANS L’EAU CON DOM PERIGNON

Per la prima volta i Les Enfants du Champagne hanno abbandonato, per questo evento, i ristoranti stellati ed hanno preferito una serata “pied dans l’eau” al bagno ristorante ” Il Rogiolo” di proprietà di Paolo e Beatrice Beltramini, una coppia tipicamente livornese per la loro ospitalità, cordialità e spontaneità. Il ristorante si trova sulla costa livornese, a Quercianella.

Il personale del ristorante è giovane, motivato, sorridente e cordiale. La struttura ha una piccola spiaggia con acqua di mare cristallina. Il ristorante ha anche un’ampia terrazza che ovviamente si affaccia, sul mare. Ma la chicca è che c’è anche una piccola terrazza, fronte mare, che è di uso esclusivo di Beatrice, la quale ci ha permesso di utilizzarla per la nostra cena dedicata al top di gamma dello champagne Dom Perignon.

Paolo ci ha organizzato una serata perfetta con un sommelier professionista che ci ha coccolati per tutta la sera.

All’inizio con degli stuzzichini abbiamo bevuto una magnum di Perrier Jouet blanc de blancs, non millesimato, in versione magnum, che era strepitosa.

Alla serata erano presenti Leo Damiani, Vincenzo Tardini (enfant supplente), Valerio Mearini, Orazio Vagnozzi ed il sottoscritto. Assenti sono stati, per loro sfortuna, Roberto Schneuwly e Stefano Azzolari.

Eravamo tutti felici di stare insieme all’amico Paolo Beltramini che insieme a Beatrice, nonostante che il loro ristorante fosse al completo di ospiti, ci hanno fatto compagnia durante la nostra cena – degustazione a base di pesce. Per ogni champagne ci è stata servita una portata di cibo diversa e perfettamente abbinata al nettare che stavamo bevendo. Alcuni di noi hanno dormito al Grand Hotel Palazzo di Livorno, davanti alla famosa “Terrazza Mascagni”, sul Viale Italia, orgoglio dei Livornesi,. Il giorno dopo Valerio, Orazio ed io siamo tornati da Paolo e Beatrice per fare un bagno e pranzare con degli champagnes portati da Valerio e da me. Mentre prendevo il sole su un lettino, dopo avere fatto un bagno rinfrescante, mi sono sentito chiamare, mi sono girato e con mia grande sorpresa ho visto due cari amici Susanna e Sergio Tofani i quali incuriositi di quello che avevo detto loro sul bagno – ristorante “Il Rogiolo” erano venuti li per stare una giornata in relax.

Abbiamo consumato un aperitivo insieme ed abbiamo condiviso, durante il pranzo, gli champagnes che avevamo portato.

Ma ritorniamo alla sera prima, a questa serata dedicata ai “Dom Perignon”. Il servizio degli champagnes è stato bendato cioè noi non conoscevamo l’ordine di servizio e le bottiglie erano fasciate con carta alluminio, ad eccezione della magnum di Perrier Jouet blanc de Blancs, che non è stata oggetto di valutazione del gruppo, ma solo mia.

PERRIER JOUET

Blanc de Blanc, non millesimato in formato magnum.

Veste giallo oro chiaro con bollicine fini e numerose.

Dal bicchiere si innalzano numerosi profumi tra i quali spiccano : il limone, sapone di Marsiglia, pietra focaia, pepe bianco, tè naturale, iodio, mandorla grigliata salata, acqua di mare (parte interna bianca della buccia di cocomero e melone bianco), caramella dura al limone, per terminare con soffi di gesso.

Al palato ha bollicine fini, ed è sapido, minerale con sapore di limone e scorza di limone.

Il corpo è medio ed il vino è ben equilibrato con acidità spiccata che insieme alla mineralità domina completamente la massa alcolica. Lunga è la sua persistenza con finale di miele di acacia e della parte bianca della buccia interna del pompelmo giallo. Bottiglia  sorprendente!            

                                                                                                (93/100)

DOM PERIGNON

VINTAGE 2004 PLENITUDE 2

Risplende giallo oro ed ha bollicine fini e numerose.

Naso ricco e vario con profumi di limone, cuoio fresco quello biondo, tè al limone, burro di noccioline, guscio della mandorla, iodio, dolce dell’esterno del confetto, pietra focaia, vaniglia ed anice stellato. Finisce il percorso olfattivo con sentori di fiori bianchi.

Al palato si percepisce un corpo medio.

Le bollicine sono fini ed abbastanza delicate.

Sapori di limone, tostatura del legno e pop corn.

Vino ben equilibrato con la massa alcolica messa a tacere dalla freschezza e dalla acidità.

Lunga è la sua persistenza gustativa con finale di limone e legno.   

                       (93/100)

DOM PERIGNON

VINTAGE 2003 PLENITUDE 2

Veste giallo oro lucente con bollicine finissime e numerose.

Mix olfattivo fatto di profumi intensi di vaniglia seguiti da pietra focaia, miele guscio di mandorla, dolci dell’esterno del confetto, tè naturale e fiori bianchi.

All’assaggio rivela un corpo medio, bollicine fini ed un  buon equilibrio tra alcol e freschezza. Lunga ma non lunghissima è la sua persistenza gustativa con un finale lievemente amarognolo. Ricordo che quando uscì sul mercato il 2003 normale mi deluse abbastanza per la sua poca persistenza.                                                                   (92/100)

DOM PERIGNON

VINTAGE 2002 PLENITUDE 2

Traspare giallo oro paglierino lucente.

Dal calice si innalzano profumi di ambra, nocciolina, vaniglia, dolci dell’esterno del confetto, cuoio biondo, iodio, pietra focaia, tè al limone, acqua di mare (melone bianco), banana matura ed un buon equilibrio gustativo, infatti la freschezza e la mineralità dominano la massa alcolica. Vino sapido e minerale con lunga persistenza aromatica intensa.

Finale con ricordi di limone.                                                                                      (94/100)

DOM PERIGNON

VINTAGE 1998

Color giallo oro lucente con bollicine fini e numerose.

Lo scrigno olfattivo diffonde profumi intensi di banana matura seguiti da iodio, pietra focaia, pepe bianco, incenso, mele cotte con cannella e chiodi di garofano per terminare con carezze di pasta di mandorla.

Il corpo è medio e le bollicine sono fini.

Vino ben equilibrato grazie anche alla generosa freschezza.

Sapore di mela cotta. Lunga è la sua persistenza gustativa.

Il P2 1998 ha un’altra marcia, ricordo di avergli dato 100/100.

Questo 98 l’ho trovato molto maturo al naso.                                     (95/100)

DOM PERIGNON

OENOTHÉQUE 1996

Giallo paglierino con riflessi oro, lucente,

Profumi di melone bianco, lievi di boisé, fungo champignon, vaniglia, pietra focaia e limone.

Al palato le bollicine sono fini ed il vino ha un’acidità in evidenza, ha corpo medio ed è sapido e minerale.

Vino perfettamente equilibrato con lieve sapore boisè, Lunga è la sua persistenza aromatica intensa con finale di intenso limone e lieve legno.

(97/100)

DOM PERIGNON

VINTAGE 1995

Colore giallo oro e bollicine finissime e numerose.

Al naso ha profumi di acqua di rose, bacca di ginepro, intensi di pietra focaia e limone.

Assaggio piacevole con bollicine fini.

Vino perfettamente equilibrato con freschezza  e mineralità che dominano completamente la massa alcolica. Il corpo è medio.

Lunga è la sua persistenza gustativa con finale di guscio di mandorla.

 (96/100)

DOM PERIGNON

OENOTHÉQUE VINTAGE 1990

Manto giallo oro quasi lievemente aranciato con bollicine fini e numerose.

Olfatto ricco e vario composto da profumi di banana matura, mela renetta abbastanza matura ( mi ha ricordato un pò il Calvados), floreali, bacca di ginepro, vaniglia, ruggine, miele, pera ruggine, per terminare con soffi di fungo champignon.

Assaggio piacevole, il corpo è medio e le bollicine sono fini. Vino ben equilibrato, tra alcol e freschezza. Sapore di miele e di giuggiola matura.

Lunga è la sua persistenza aromatica intensa con finale di miele di castagno.

(95/100)

Al termine di questa piacevole degustazione – cena, Paolo è comparso con in mano una splendida bottiglia di Solaia 2015 alla quale, tempo prima, avevo assegnato un meritatissimo 100/100.

Tutti eravamo felici di avere trascorso insieme in questo bellissimo contesto questa entusiasmante serata al ristorante. “Il Rogiolo”.

*** *** ***

Approfondimenti di Valerio Mearini sulle diverse tipologie di Dom Perignon.

Appassionato di vino, ma soprattutto  amando e bevendo Champagne,  devo ammettere che , per me  l’etichetta più affascinante di tutte è quella di Dom Perignon, la classica , la prima prodotta , quella Iconica che tutti conoscono, ovvero quella di colore verde, a forma di scudetto, con la scritta centrale in corsivo “ Champagne Dom Pérignon Vintage  “ con la cornice di foglie di vite ed uva e in alto in etichetta, ben visibile, scritto in stampatello, il nome del brand della Maison proprietaria del vino e cioè “ Moet Chandon à Epernay- Fondée en 1743”

La prima annata prodotta fu nel 1921 , da uve Pinot nero e Chardonnay in parti uguali , provenienti dai vigneti  migliori, dei villaggi premier e grand crus di tutto il comprensorio champenois, con sei anni di rifermentazione sui lieviti. L’anno 1936 è stato quello della sua prima  commercializzazione.

Oggi la produzione dello champagne Dom Perignon è una visione fedele alla linea , un’armonia giocata sui valori estetici e sensoriali : precisione e intensità.

Il suo assemblaggio è un perfetto equilibrio di uve bianche e nere , percentuali oscillanti dal 45 e 55 per cento di una sola vendemmia, un Millesimato  , una cuvée di un solo

anno che matura sulle sue fecce per un minimo di 8 anni. 

La Maison Moet  & Chandon, circa alla fine delllo scorso millennio, decise di cambiare la scritta posizionata in alto sull’etichetta con la dicitura: “Dom Pierre PERIGNON -Hautvillers Apptd-1668”.

Omaggio della proprietà al Monaco Dom Pierre , uomo audace e lungimirante che fece

della sua vita una scelta  Divina

“ Produrre il vino migliore del mondo “.

Profondamente ispirata, la sua visione rivoluziona il settore enologico, con standard che ancora oggi restano al centro della produzione dello champagne. L’eredità di Dom Perignon continua a ispirare la visione della Maison

Furono infatti le annate 2000 e 2002 ad esordire con questa dicitura

: Con le annate 2004 e 2006 la Maison cambia ancora, se di poco, la scritta in alto, sempre tenendo ben in evidenza il nome del Monaco , e cioè

“ Dom Perignon  Millesime’ “Altum Villare “.

Ancora oggi tutte le etichette riportano definitivamente questa Dicitura

Negli anni a seguire, debutta in commercio un nuovo champagne dal nome “ Dom Perignon Oenotheque “ L’etichetta è sempre a forma di scudetto, si presenta però di color verde scuro e corona di foglie ed una di colore oro.

Questa creazione è frutto di un esperimento voluto dallo chef di cave Richard Geoffroy, personaggio fondamentale della produzione del DP moderno , che dà vita alla nascita di un vino prodotto solo in annate eccezionali con permanenza sui lieviti superiore al vintage , si parla inizialmente di 12/15 anni di fermentazione in cantina , quindi un vino elevato senza fretta , fino a raggiungere un vortice di superiorità, pienezza di espressioni tattili. La prima ad uscire fu la 1990 , poi la 1992 e la 1993, anche in versione rosé.

Nel 2012 circa , uscì per pochi fortunati , una tripletta di annate Oenotheque  memorabili , 1959 , la 1961 e la 1964, con 30 /40 anni di stazionamento in cantina a fermentare.

La vera svolta della storia qualitativa del vino DP e le sue mitiche etichette avvenne qualche anno dopo.

La proprietà, sicura del successo di Dom Perignon OEnotheque , mette sul mercato le famose annate come la 1995 e la 1996 , bottiglie superlative, infatti le etichette sono diverse dalle precedenti, di colore nero con corona argento , sempre con la scritta Oenotheque , detto in gergo Francese dagli appassionati “deuxieme sortie”, seconda uscita. Poi ancora annate come DP Oenotheque 69, 70 , 71 e 85, prodotte In quantità limitatissime , rare da acquistare.

Ricordo di aver visto dal vero una di queste bottiglie, bellissima, Oenotheque 1970 , dallo scudetto nero scuro su corona di vite oro con confezione dorata.

L’ultima annata di Dom Perignon Oenotheque prodotta è stata la 1998, “ troisieme sortie “

Con il termine  “ Plenitude “ è storia recente  , è la conferma della qualità della pienezza , compattezza e superiorità di un vino champagne che sosta così tanto in bottiglia.

Dom Perignon  P2, con un‘elevazione prolungata che raggiunge una espressione aumentata. Dopo 15/18 anni nel buio della cantina il vino è ancora più espansivo, la sua attività interiore è energia autentica.

La prima annata è la DP P2 1998 , poi la DP P2 1995 con etichetta di colore grigio chiaro su corona nera , non riporta la scritta P2 sull’etichetta, ma solo sul collo della bottiglia. Le Ultime versioni di Dom Perignon P2 sono le vendemmie 2002, 2003 e la 2004, presentano scudetto grigio scuro su corona nera , con scritta centrale di color oro

Lo scudetto P3 è di una bellezza ammaliante, una scultura di materiale metallico spesso qualche millimetro, tutta l’etichetta è di colore oro

Il suo vino è così incredibilmente unico , dopo 30 in cantina teso a procreare ricchezza gustativa, tale da essere gustato da pochi eletti, un piacere, un’emozione il cui costo è di circa € 3000,00.

More from Paolo Baracchino

SASSICAIA 2018 IL MITO CONTINUA

I primi 50 anni del mito Italiano nel mondo: Il Sassicaia La...
Leggi tutto