L’Azienda Podere Forte presenta “ASYA” all’Enoteca Pinchiorri di Firenze

Quale miglior luogo di presentazione di un nuovo vino se non l’Olimpo del vino a mezzo di Bacco e cioè l’Enoteca Pinchiorri con Giorgio Pinchiorri?

Alcuni mesi fa mi ha telefonato il Dottor Pasquale Forte, confidenzialmente chiamato “Lino”, che per hobby ha acquistato un’azienda agricola nel Comune di Castiglione d’Orcia facendola diventare biologica e biodinamica. L’azienda Podere Forte è nata nel 1997 ed è condotta con criteri scientifici e biodinamici. L’azienda ha una superficie di circa 168 ettari di cui 15 vitati, 23 di oliveti, 70 boschivi oltre a pascoli, giardini ed aree per allevamenti tra cui la mucca chianina e la cinta senese. Ci sono poi altri 110 ettari di seminativo nel Comune di San Quirico d’Orcia. I vini prodotti, a parte lo spumante Asya, sono il Petrucci, il Guardiavigna ed il Petruccino.

L’azienda produce, inoltre, olio extravergine, miele, salumi e farine tutto in modo biologico. La filosofia del Dottor Pasquale Forte è di ottenere la miglior qualità nel rispetto della natura, senza compromessi ed aggiungo io “costi quel che costi”.

Lino persona veramente fantastica, competente che quando fa una cosa vuole ottenre l’eccellenza, persona che ho avuto il piacere di conoscere alcuni anni fa visitando la sua azienda e facendo una degustazione di tutti i suoi vini ed una verticale del suo vino di punta, il “Petrucci”. Rimasi colpito dal fatto che avesse dato incarico a due coniugi francesi studiosi dei terreni, i signori Bourguignon, per studiare tutti i propri terreni vitati per decidere poi quali vitigni piantarci. Ma la cosa che mi ha strabiliato è che avesse estirpato un ettaro di vigna dove produceva un vino che aveva vinto dei premi per piantarci un vitigno che a detta dei suoi consulenti francesi era più adatto a quei terreni. Qui adesso si entrerebbe nella chimica, materia che a me ha sempre fatto orrore.

Dopo quell’incontro sono rimasto in contatto con Lino poiché sicuramente ci eravamo rimasti simpatici a vicenda e quindi ci ha sempre fatto piacere sentirci. Lino ha acquistato poi un borgo, vicino all’azienda dove ha creato un ristorante, il Perillà che da subito ha meritato ed ottenuto una stella Michelin. Ricordo che l’amico Aurelio Virgili, manager della Fideuram una sera mi ha invitato a cena in un ristorante distante da Firenze dove avremmo bevuto champagnes della Maison Krug e dove sarebbero stati presenti anche dei dirigenti della Krug. Si trattava di una cena dedicata a pochissimi clienti toscani importanti della Fideuram, io ero invitato come esperto di vini, in tutto eravamo circa una quindicina di persone, Aurelio pochi chilometri prima di arrivare al Ristorante, dopo circa due ore di viaggio, mi dice il nome del ristorante che per l’appunto era quello di proprietà di Lino.

Istintivamente prendo il mio cellulare e chiamo Lino dicendogli che stavo andando al suo ristorante per una serata Fideuram – Krug e mi sento rispondere: “lo so” sono anche io li, sapevo della tua presenza e ti sto aspettando”. Che gioia! Arrivato al ristorante vedo che conosco diverse persone della serata. Champagnes e cibo ottimi in un contesto di commensali e di ambiente estremamente piacevoli. Serata tra quelle indimenticabili.

Tornando alla telefonata di alcuni mesi fa fattami personalmente dall’amico Lino e non da una delle sue segretarie, mi sento invitare per la presentazione del suo spumante brut rosé chiamato in onore di una delle sue figlie “Asya”. Si tratta di uno spumante fatto, con uve Pinot Nero al 100%, con il metodo classico, con uve provenienti esclusivamente dalla parcella “Vigna la Ripa”, ubicata a 440 m. s.l.m.

Viene seguita tutta una procedura particolare e cioè una volta raccolte le uve rimangono per una notte alla temperatura di 4°C in una cella frigorifera. I grappoli interi vengono pressati in presse polmone. Solamente una parte dei grappoli esegue una macerazione separata al fine di estrarre il colore. Il colore si estrae dalla buccia dell’acino.

La fermentazione è spontanea e viene fatta fare in vasche d’acciaio dove vengono versate, dopo cinque giorni, tutte le masse.

La sosta delle masse sulle fecce fini, in acciaio, si protrae per 6 mesi.

Successivamente avviene l’imbottigliamento per la rifermentazione con l’utilizzo di lieviti provenienti dall’azienda stessa. La sosta sui lieviti è di 60 mesi (60).

Ma tornando nuovamente alla telefonata fattami da Lino, a tale invito rispondevo con estrema gioia che sarei andato con grande piacere ringraziandolo anche dell’attenzione rivoltami con la sua telefonata personale.

Arrivato il giorno della seratata mi reco con mia moglie Sara alla cena, incontro e saluto Giorgio Pinchiorri, Annie Feolde e tutto il numeroso personale di sala che conosco tutto e veniamo accompagnati in cantina dove erano arrivati altri ospiti sia giornalisti che altri personaggi del mondo del vino tra cui per esempio il Dott. Giovanni Gheddes, amministratore unico dell’azienda Ornellaia. Incontro finalmente Lino, che abbraccio con affetto, al quale presento mia moglie. Lino mi presenta la sua bellissima moglie, Filiz Ozturk e le sue due figlie, Asya e Ada, nate da questo matrimonio che avevano ciascuna un vestito di seta con lo stesso disegno dell’etichetta del nuovo spumante. Facevamo a Lino i complimenti per l’etichetta e per i vestiti delle bambine e Lino mi diceva che li aveva fatti fare appositamente da un setificio di Como.

Ci è stato offerto come aperitivo lo spumante Asya Brut Rosé annata 2010.

Una volta terminato di consumare questo piacevole aperitivo accompagnato a dei piacevoli stuzzichini, venivamo poi accompagnati nella sala da pranzo posta al primo piano e venivamo fatti accomodare ai tavoli. Noi eravamo al tavolo dei coniugi Bourguignon con i quali durante la cena ho parlato di vari argomenti inerenti il mondo del vino, ovviamente.

La cena è iniziata con “noci di capesante grigliate con ceci, lardoni e salvia fritta” al quale piatto è stato accompagnato lo spumante Asya annata 2010.

PODERE FORTE

Spumante Brut Asya, metodo classico, annata 2010

(Uvaggio: 100% Pinot Nero) formato Magnum.

L’annata è stata definita dall’azienda “l’equilibrio dei sensi”.

Annata non ottimale perché in inverno ci sono state abbondanti piogge ed una eccezionale nevicata l’11 marzo a cui è seguita una primavera con temperature al di sotto della media e da ulteriori precipitazioni. Solamente a luglio il clima è rientrato nella normalità stagionale e pertanto c’è stato un recupero del ritardo vegetativo. La vendemmia è avvenuta il 22.08.2010.

Il tiraggio è avvenuto nel marzo 2011. Il tiraggio è una tappa intermedia che consiste nell’imbottigliamento del vino base con l’agigunta di lieviti seguito dalla tappatura con tappo a corona. Si tratta della prima fase della rifermentazione del vino in bottiglia.

Colore rosa pesca con trame ramate. Le bollicine sono abbastanza fini e poi diventano fini e sono abbastanza numerose.

Profumi che ricordano l’affumicato del prosciutto cotto di Praga, iodio, rosmarino, lampone, sale, acqua di pesche, erbe medicinali, per terminare con accenni dell’alcool delle ciliegie sotto spirito.

Sapori che per l’amarognolo ricordano il liquore “Aperol” e poi di lampone. Le bollicine sono abbastanza presenti. Vino sapido e minerale con corpo medio appena sufficiente. Buon equilibrio gustativo tra alcool e freschezza anche se c’è un pochino di effetto altalenante tra la prima e la seconda. Il vino ha una discreta acidità con la massa alcoolica che talvolta è messa a tacere dalla prima e viceversa. Il tempo aiuterà l’equilibrio.

Il tannino (io lo sento sulla gengiva superiore) è dolce, abbastanza largo 5/6 (la massima larghezza per me, sulla gengiva superiore è 6) inizialmente setoso per poi nel finale far asciugare e bruciare un po’ la gengiva superiore.

Nel lungo finale gustativo si stente il sapore del pompelmo rosa. Le labbra sono salate e ciò dovrebbe dipendere dal terreno calcareo e scistoso dove cresono le vigne.

Il 2010 ha meno struttura del 2009 ed il 2008 ha meno struttura del 2010.

87/100

Successivamente è stato servito “code di scampi dorate, cipollotto appena scottato, polenta e capperi” a cui è stato abbinato il Brut Asya annata 2009.

PODERE FORTE

Spumante Brut Asya, metodo classico, annata 2009

(Uvaggio: 100% Pinot Nero) formato Magnum.

L’annata è stata definita dall’azienda “carattere toscano”. L’inverno è stato freddo e la primavera piovosa con temperature inferiori alla media. L’estate ha avuto dei picchi di caldo che hanno condizionato le maturazioni delle uve.

La vendemmia è stata anticipata al 14.08.2009. Il tiraggio è stato fatto nel marzo 2010.

Colore rosa pesca più chiaro del 2010. Le bollicine sono abbastanza fini ed abbastanza numerose (sono più fini di quelle del 2010).

L’olfatto è articolato su profumi di luppolo, Aperol, salmastro, intensi di iodio e di affumicato che ricorda il prosciutto cotto di Praga, lampone macerato, lievi di resina di pino, per terminare con sussurri di erbe aromatiche di montagna. Bocca sapida e minerale con bollicine abbastanza fini e sapore di pompelmo rosa e bitter per l’amarognolo (mi ha ricordato il Moët Chandon rosé 2006). Vino equilibrato per l’alcool nel senso che la massa alcoolica è messa a tacere dalla freschezza. I tannini sono dolci, abbastanza larghi (5/6+) inizialmente vellutati per poi nel final efare asciugare un pochino la gengiva superiore.

Lunga è la sua persistenza gustativa con finale amarognolo del bitter. Questo 2009 è il più amarognolo al gusto.

88/100

A seguire ci è stato servito: “uovo in camicia con crema di tartufo nero e topinambur” accompagnato all’Asya Brut 2008.

L’annata 2008 ha dato un inverno mite mentre la precoce e umida primavera ha favorito il regolare andamento delle piante. A partire dal 10 giugno il tempo si è presentato stabile ed ha quindi permesso alla uve di maturare regolarmente.

PODERE FORTE

Spumante Brut Asya, metodo classico, annata 2008

(Uvaggio: 100% Pinot Nero) formato Magnum

L’annata è stata definita giustamente anche per me, dall’azienda “l’eleganza”.

Giallo paglierino con riflessi oro ed accenni grigi e lievissimi di rosa chiaro.

Bollicine finissime ed abbastanza numerose.

Scrigno olfattivo che rivela profumi intensi che ricordano l’affumicato del prosciutto cotto “Praga” e lo iodio.

Seguono note di sale, minerali (pietra focaia), pomodoro pachino maturo strusciato sul pane, basilico, resina di pino, luppolo, ananas in macerazione (quello in scatola), caramella dura al lampone, salvia, per terminare con dei soffi di miele.

Al gusto non ha tanta struttura, è sapido e mienrale, con sapore di dosato limone. La bollicina è fine.

Vino elegante che ha un perfetto equilibrio gustativo con freschezza che domina la massa alcoolica. Il tannino è dolce, spesso, abbastanza largo (5/6 -) e setoso.

Lunga è la sua persistenza con finale di miele, limone, sapido e minerale. Vino non certo di potenza ma delicato, di eleganza e piacevolezza.

90/100

Terminata questa pietanza ci viene servito insieme al “carrè di agnello gratinato, frittelle di zucca e mele cotogne” il Petrucci 2010, il vino di punta dell’azienda. Giorgio Pinchiorri, in onore della serata ha poi offerto a tutti i commensali un Sauternes ed esattamente lo Château de Fargues 1989. A Sauternes, in Alsazia e nella Champagne le annate1988, 1989 e 1990 sono state tre annate molto importanti.

Questo Sauternes al naso ed al gusto aveva l’albicocca secca, il miele ed il caramello.

Bellissima serata che mi ha permesso di conoscere questo spumante molto particolare che avrà bisogno di tempo per migliorare la propria qualità. Le vigne giustamente dovranno invecchiare.

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