DUE VERTICALI EMOZIONANTI ORGANIZZATE DALLA CASA D’ASTE PANDOLFINI

A fine maggio di questo anno ho avuto l’immenso piacere di condurre due degustazioni di vini eccellenti Toscani: “Il Solaia” della Marchesi Antinori ed il giorno seguente il “Sassicaia” della Tenuta San Guido. Ad inizio d’anno mi ha telefonato Francesco Tanzi, esperto di vini della Casa d’Aste Pandolfini per chiedermi se ero disponibile ad andare a Milano perché avrebbe tenuto una due giorni di vendita all’asta di vini pregiati italiani, francesi e del resto del mondo. Suo desiderio era di fare due verticali di vini italiani importanti una per ogni mattina con a seguire un light lunch curato dall’Enoteca Pinchiorri di Firenze, fiore all’occhiello della ristorazione nazionale ed internazionale.

Ovviamente la mia risposta è stata positiva anche perché si trattava di parlare di due vini che amo particolarmente.

Le degustazioni sarebbero state tenute presso il Centro Svizzero di Milano in un salone molto grande e molto luminoso, dove nel pomeriggio si sarebbe svolta l’asta dei vini.

Mi raccomandavo con Francesco che il servizio dei vini, i bicchieri e la temperatura dei vini fosse perfetta e lui mi rassicurava che la conservazione dei vini, la apertura delle bottiglie, il controllo qualità del vino ed il loro servizio sarebbe stato a cura dello staff dell’Enoteca Pinchiorri sotto la direzione del direttore Alessandro Tomberli e del responsabile dei vini Ivano Boso. A tale risposta mi sentivo rasserenato e pertanto li contattavo come pure contattavo il Dott. Renzo Cotarella, amministratore delegato ed anima della Marchesi Antinori, nonché il Dott. Carlo Paoli direttore generale della Tenuta San Guido. Tutti eravamo felici di partecipare a questo evento. Alcuni giorni prima prendevo contatto con Francesco e rimanevo d’accordo con lui che il 21 maggio mi sarei recato al Centro Svizzero un paio di ore prima dell’inizio della degustazione per visionare, come mia abitudine, il luogo, i bicchieri e tutto quanto necessario per cercare di ottenere un risultato ottimale da una degustazione così eccezionale.

Sono arrivato a Milano il pomeriggio del 20 maggio appositamente per andare a cena con gli amici Fabio ed Emi Rango, importatori e distributori di vini con sede operativa a Travagilato, un paese del Bresciano, che mi volevano portare, a Milano, a cena a mangiare dell’ottimo pesce nel ristorante “La Langosteria”.

Ci siamo trovati al ristorante ed abbiamo avuto un’accoglienza veramente piacevole, ci siamo trovati intorno al nostro tavolo la sommelier Valentina Bertini ragazza molto simpatica e brava, il direttore Alessandro Zingarello e lo chef Denis Pedron che ci veniva a chiedere cosa desideravamo mangiare. E’ stata una serata supenda con cibo di pesce, di altissima qualità, bagnato, ovviamente, da delicate bollicine francesi.

La mattina seguente mi recavo con largo anticipo, sul luogo della degustazione ed incontravo Ivano Boso, Alessandro Tomberli ed altro personale dell’Enoteca già al lavoro, con cavatappi in mano intenti nella, non facile, apertura delle bottiglie di vino, tutte rigorosamente in formato magnum. Successivamente arrivavano il Marchese Piero Antinori ed il Dott. Renzo Cotarella con i quali avrei tenuto la degustazione del vino “Solaia”.

Il pubblico dei degustatori sarebbe stato di circa 90 persone, tra esperti del settore, giornalisti ed appassionati. Lo confesso, mi sentivo teso ed emozionato, non per il pubblico ma perché avrei parlato di un vino che amo particolarmente, un vino che seguo da molti anni, perché è un vino che mi piace in modo particolare. Questa non era la prima volta che facevo una verticale del “Solaia” ma l’emozione, davanti a questi vini, c’è sempre.

Le annate in degustazione erano le seguenti: 1978, 1988, 1994, 1997, 2004, 2007 e 2010.

I magnifici sette. Erano presenti annate importanti come la 1994 e 1997 che si sono combatture, per quanto mi riguarda, il primato della migliore annata.

Il Solaia viene prodotto nel cuore del Chianti Classico sulle colline tra Firenze e Siena. Nel 1978 il Cabernet destinato al Tignanello fu di qualità eccelsa, pertanto il Marchese Piero Antinori decise di imbottigliare circa 3.000 bottiglie di Cabernet, esattamente per l’80% Cabernet Sauvignon e per il 20% Cabernet Franc. Lo stesso uvaggio fu ripetuto nel 1979 mentre nelle annate successive, a partire dall’annata 1985, è stato utilizzato anche un 20% di Sangiovese e nel tempo sono state fatte correzioni fino ad arrivare alla composizione attuale che è del 75% Cabernet Sauvignon, 20% Sangiovese e 5% Cabernet Franc.

Il Solaia viene prodotto solo nelle migliori sannate e quindi non è stato prodotto nel 1980, 1981, 1983, 1984 e 1992.

Durante la degustazione il marchese Piero parlava dell’azienda, Renzo descriveva l’annata climatica ed io passavo alla degustazione dei vini. Si è trattato di una degustazione ben articolata. Il pubblico era piuttosto silenzioso ed attento. Non è facile gestire una degustazione con un pubblico così attento, silenzioso e preparato. I nostri interventi si sono intrecciati l’un con l’altro in modo da rendere la degustazione lineare, filante e piacevole. Il tempo è passato molto velocemente ed è andato oltre il limite temporale previsto. L’Enoteca Pinchiorri iniziava il servizio del buffet con abbinamento del cibo con lo spumante Nature metodo classico della Marchese Antinori S.A., bollicina gradevole, qualità – prezzo, per me validissima, con il “Bramito del Cervo” del Castello della Sala, annata 2014 e del Chianti Classico riserva Marchese Antinori annata 2012.

Io ho assaggiato questi vini piacevoli, ma più che altro ho bevuto i Solaia che durante la degustazione non avevo bevuto per ragioni di lucidità. E’ mia abitudine di non bere mai i vini durante le degustazioni perché il berli ti toglie lucidità e capacità degustative. Durante il buffet parlavo con Piero e Renzo che erano rimasti molto soddisfatti del risultato della degustazione, sia per la qualità dei vini sia per l’attenzione prestata dai degustatori.

Per quanto riguarda la larghezza del tannino è importante che faccia le precisazioni che seguono affinché possa essere compresa. Io sento il tannino del vino sulla gengiva superiore.

La totale larghezza del tannino è 6/6, cioè tutta la larghezza della gengiva superiore. Ovviamente se il tannino è meno largo potrà essere per esempio 5/6 e così via. La larghezza del tannino è importante quando la qualità dello stesso è di buono o alto livello. Più il tannino è largo più il vino è degno di attenzione, ma il tannino come ho precisato deve essere in ogni caso di buona qualità.

Passiamo all’analisi dei vini degustati.

 La verticale

 

Le note di degustazione integrali possono essere consultate previa registrazione e successivo abbonamento.

 

 

[ihc-hide-content ihc_mb_type=”show” ihc_mb_who=”1″ ihc_mb_template=”1″ ]

SOLAIA, annata 1978

Abito rosso mattone.

Regala sentori di menta, iuta, terra bagnata, humus, foglie morte, carruba, cassis, prugna secca, fieno secco, clorofilla, goudron (asfalto bagnato), mora, pepe nero, noce moscata, cioccolata, tizzone di legno (affumicato), marrone bollito con finocchio selvatico secco. Naso inesauribile che prosegue il suo percorso con profumi di camomilla, radice di rabarbaro, gesso bagnato, sella di cuoio, giuggiola matura, lievi di liquirizia, caramella dura al caffè, per terminare con rimandi dolci che ricordano la caramella mou al latte.

Al gusto si sente la prugna, lievemente aspra, ed il vino è sapido e minerale. Il corpo è medio ed il vino è ben equilibrato, non si percepisce la massa alcoolica, grazie alla spalla acida ed al tannino che la dominano. Il tannino è dolce, poco largo (4/6) e vellutato, anche se nel finale, si va ad assottigliare. Lunga è la sua persistenza gustativa con finale di giuggiola matura e di carruba.

Da un olfatto così ricco ed importante ti saresti aspettato un gusto più complesso.

Il vino non ha vistosi difetti, è ben equilibrato ed è tuttora piacevole.

A bicchiere vuoto si sentono profumi di canfora e rosmarino.

90/100

SOLAIA, annata 1988

Manto rosso granato.

Naso piacevolmente espressivo con note di cassis, prugna secca, fieno secco, iuta, clorofilla, canfora, fumé (tizzone del legno), bustina di thé verde bagnata, carruba, pepe nero, ciliegia, cioccolata e menta (cioccolatino after eigth), caffè e lievi di erba tagliata.

Al sorso è piacevole con corpo medio. Vino ben equilibrato con asse acido – alcool – tannino in ottima armonia. Il tannino è dolce, abbastanza largo (5/6 -) e vellutato.

Lunga è la sua persistenza aromatica intensa con finale di fieno secco. Vino al gusto un po’ più complesso del 1978 sia per il corpo che per il tannino che è più largo. L’olfatto del 1978 è da manuale.

93/100

SOLAIA, annata 1994

Veste rosso granato, abbastanza intenso.

Olfatto poliedrico con profumi di pelle in lavorazione seguiti da mora, prugna secca, fieno secco, clorofilla, cassis, ciliegia marasca matura, pepe nero, noce moscata, intensi di cioccolata, iodio, eucalipto, dolci boisé, iuta, terra bagnata, lievi di erbaeo, carruba, tabacco biondo della Virginia, per terminare con soffi di tizzone di legno (fumé).

Sorso piacevole con sapore di pelle e cassis.

Il corpo è medio ed il vino ha un perfetto equilibrio, con massa alcoolica impercettibile. Il tannino è dolce, abbastanza largo (5/6 +), inizialmente setoso per poi nel finale asciugare, lievemente, la gengiva superiore. Lunga è la sua persistenza finale di cassis.

Per me questa annata è stata, per anni, la migliore fatta anche se ha note olfattive e gustative che tendono, più che all’eleganza, come per il 1997, al rustico. Il naso del 1994 è più vario e ampio di quello del 1997. La sfida continua.

96/100

 

SOLAIA, annata 1997

Robe rosso granato intenso.

Scrigno olfattivo con profumi di cuoio, fieno secco, prugna secca, clorofilla, iuta, pepe nero, noce moscata, mirtillo, mora, terra bagnata, seguono note intense di menta, eucalipto e cioccolata, per terminare con sussurri di canfora.

Al gusto è un tripudio di piacevolezza con la prugna e la cioccolata che si propagano in tutta la bocca. Il vino ha un perfetto equilibrio, con la freschezza ed il tannino che dominano la massa alcoolica.

Il tannino è dolce, largo (6/6 -) e setoso.

Lunga è la sua persistenza gustativa.

Il 1997 al gusto ha più eleganza ed un tannino migliore del 1994. Il 1994 ha un naso superiore rispetto al 1997.

Il 1994 ha più presente la nota animale, rispetto al 1997, nota normalmente dei vini che si devono ancora formare completamente. Vedremo!

Ricordo che il 1997, per me, aveva troppa invadenza del legno, cosa che il 1994 non aveva.

Con certi vini bisogna sapere attendere che il legno si fonda in modo ottimale al vino. Per esempio il Cervaro della Sala della Marchesi Antinori ha bisogno di esprimersi al meglio perdendo il ricco bagaglio di vaniglia dei primi anni, per esprimersi al meglio.

Se vi capita bevete il 1989, ve lo consiglio!

97/100

SOLAIA, annata 2004

Rosso rubino intenso con riflessi porpora.

Il quadro olfattivo esprime profumi di mirtillo, prugna, ciliegia, pelle, ambra, salvia, rosmarino, alloro, grafite, tabacco biondo da pipa con prugna essiccata, appretto, (amido spray per stirare), fumé, lievi di pepe nero e peperone verde. Incorniciano il quadro olfattivo intense note di cioccolata.

Bocca piacevole con sapori , intensi, di prugna e liquirizia. Il corpo è medio ed il vino è sapido e minerale. Asse acido – alcool – tannino in perfetta armonia. Il tannino è dolce, largo (6/6) e setoso. Lunga è la sua persistenza gustativa, con finale di cioccolata e prugna.

Il 2004 ha il tannino più largo di tutta la verticale. Il legno si è ben fuso al vino anche se è tuttora ben presente e la nota di cioccolata sia all’olfatto che al gusto, lo testimoniano. Vino di pregio. Ricordo che la 2004 è stata importante anche per la qualità del sangiovese.

95/100

SOLAIA, annata 2007

Esprime la sua gioventù mostrando un colore rosso rubino con larghe trame porpora.

L’olfatto pavoneggia profumi di latte e cioccolato bianco, ciliegia, intensi di prugna, pepe nero, noce moscata, chiodi di garofano, menta, eucalipto, rosmarino, dolci boisé, grafite, episperma (dolce della seconda pelle del marrone bollito), dolci del confetto, per terminare con soffi di cioccolato bagnato dal rum.

Al gusto esplode la sensazione di prugna.

Il corpo è medio ed il vino è, perfettamente, equilibrato, con freschezza e tannino che dominano la massa alcoolica.

E’ piacevole sentire vini equilibrati che non hanno invadenza di alcool, che invece quando c’è fa bruciare la parte centrale della lingua e la gola. I vini di questa verticale sono tutti ben equilibrati. Il tannino è dolce, ricco, abbastanza largo (5/6) e setoso.

Lunga è la sua persistenza con finale boisé.

Il legno nel tempo si dovrà fondere al vino, come è successo, per quello che è il mio ricordo, con il 1997 ed in tal caso il vino si avvicinerà alla qualità del 2004.

93/100

SOLAIA annata 2010

Rosso rubino con lievi trame granato chiaro.

Profumi che evocano ricordi intensi di cioccolata, ciliegia, lievemente candita, menta, eucalipto, pepe nero, tabacco dolce da pipa con frutta essiccata di ciliegia e prugna, paglia, per terminare con lievi sentori di carruba. E’ strano sentire questo profumo terziario in quest’annata giovane.

Al gusto è sapido e minerale con sapori di prugna, cassis e ciliegia matura. Il corpo è medio ed il vino è equilibrato con l’alcool che è ben soggiogato dalla freschezza e dal tannino. Quest’ultimo è dolce, abbastanza largo (5/6), inizialmente setoso, per poi nel finale, asciugare un po’ la gengiva superiore.

Lunga è la sua persistenza gustativa con finale intenso di cioccolata.

A bicchiere vuoto si sente la nota della crema di latte bollito.

Annata bella ma, secondo me, meno importante delle precedenti degustate. Sicuramente la 2010 è stata un’annata più da Sangiovese che da Cabernet. Al naso ed al gusto la ciliegia è un po’ matura mentre il tannino è piacevole ma non perfetto. In ogni caso si tratta ugualmente di un vino piacevole.

92/100

 

Il giorno seguente, appagato dalla degustazione del Solaia mi recavo, in prima mattina, al Centro Svizzero per incontrare di nuovo Alessandro Tomberli ed Ivano Boso che avevano la responsabilità della apertura delle bottiglie, tutte in formato magnum, provenienti dalla riserva privata del Marchese Nicolo’ Incisa della Rocchetta. La precedente verticale che avevo fatto del Sassicaia risaliva a più di dieci anni prima a Roma all’Hotel Parco dei Principi da Franco Maria Ricci, all’epoca presidente della regione Lazio dell’Associazione Italiana Sommelier. Si è trattata di una verticale di 20 annate, dal 1980 al 2002.

Esperienza unica anche perché avevo fatto il viaggio di andata a Roma insieme al Dott. Giacomo Tachis enologo di fama internazionale, creatore dei vini come il Sassicaia, Solaia e Tignanello e di numerosi altri importanti vini.

Durante il viaggio ho trascurato, completamente, mia moglie che era con me, per la bramosia ed il piacere di potere parlare con una persona come Giacomo Tachis, sostenitore come me, dell’equilibrio gustativo del vino come pure del suo maestro Émile Peynaud, padre della enologia mondiale. Nel degustare un vino non si può prescindere dal suo equilibrio gustativo. Per me un vino è degno di considerazione solo se ha come base l’equilibrio gustativo, l’alcool deve essere sempre moderato e sottomesso alle sostanze dure. Durante il viaggio il Dott. Tachis rimase colpito dalla mia passione viscerale per il vino, della mia emozione nel parlare con lui e di varie tematiche del vino.

Rimasi colpito dal fatto che il Dott. Tachis credesse molto nella fisica e nella astronomia e che abbia come modello Galileo Galilei. Ricordo che quando gli ricordai che avevo degustato, tempo prima, in sua compagnia, sia il Sassicaia 1996 che il 1997 e gli dissi che il 1996 mi era piaciuto molto nonostante che la stampa internazionale avesse preferito questa seconda annata. A tale mia affermazione il Dott. Tachis mi rispose: “la luna non è mai uguale”. Pensai che il Dott. Tachis fosse un grande diplomatico e solo dopo l’incontro sul treno capii il vero senso della sua risposta.

Come mi piace divagare! Tornando alla mattina della degustazione vidi Alessandro ed Ivano che avevano varie difficoltà con i tappi, nell’aprire qualche bottiglia vecchia di Sassicaia. Assaggiai con loro diversi vini di differenti bottiglie ma della stessa annata, sentendoli un po’ diversi tra loro. Il Sassicaia, sia da giovane che da vecchio, è spesso scorbutico, volubile ma particolare. Tu apri oggi una bottiglia e dopo del tempo stappi un’altra bottiglia della stessa annata e senti un vino o più aperto o più chiuso, rispetto alla precedente apertura.

Io definisco il Sassicaia come un cavallo da domare che nonostante sia stato domato talvolta ha dei ritorni di irruenza ed imprevedibilità. Che bello vedere tutte quelle bottiglie con quell’etichetta che è unica stupenda, particolare con quell’azzurro meraviglioso.

Durante il lavoro di apertura giungono sul posto il Marchese Nicolo’ Incisa della Rocchetta grande appassionato di cavalli, ed il Dott. Carlo Paoli, dal 2009 direttore generale dell’Azienda. Il Dott. Paoli proviene da un’esperienza ventennale presso l’Azienda Toscana il “Castello del Terriccio”.

So che quando gli fu offerto di andare a dirigere l’azienda Tenuta San Guido lo stesso da una parte fu addolorato al pensiero di lasciare il Castello del Terriccio ed il suo proprietario Dott. Gian Annibale Rossi di Medelana e dall’altra parte era in visibilio all’idea di poter diventare direttore generale dell’azienda di vino italiana più conosciuta nel mondo.

Chi non desidererebbe diventare direttore generale dell’azienda che produce il Sassicaia?

Carlo Paoli è una bella persona, rispettata e capace. Le sue attenzioni ed il suo rispetto verso il Marchese Nicolo’ sono commuoventi, neppure un figlio potrebbe essere così bravo e rispettoso verso il proprio padre. Ma ritornando alla degustazione ricordo che quando arrivo’ il Marchese con Carlo diverse persone delle 90 che facevano parte alla degustazione fecero capannello attorno a loro, facendogli i loro complimenti per la qualità dei vini prodotti. All’inizio della degustazione non ho potuto fare a meno di esternare il mio amore verso questo vino e verso lo stemma riprodotto sull’etichetta della bottiglia. Dissi a Carlo, che quando una volta sono andato in azienda a trovarlo ed ho visto il suo fuoristrada con riprodotto sullo sportello il logo aziendale ho avuto il pensiero di impossessarmi dell’automobile e di farla mia.

A tale affermazione Carlo, con spirito livornese e cioè scherzoso, mi rispondeva: “mi avresti fatto un favore a prendere l’auto questa mattina poiché non sapevo dove parcheggiarla”. Durante la degustazione delle annate 1978, 1989, 1993, 2004, 2006, 2009 e 2011 io facevo dei riferimenti anche ad altre annate degustate in precedenza. Esattamente ricordavo il mitico 1985, seguito per me per la qualità dal 1988 e dal 1990.

Ricordavo anche la 1996, la 2000, per me superiore, come persistenza gustativa, alla 2001, la 2004, piacevole e superiore, per me, alla 2002, 2003 e 2005. Facevo presente che, dal 2007 in poi non è stata mai sbagliata un’annata. Durante la degustazione chiedevo l’intervento del Marchese Nicolo’ che normalmente è piuttosto schivo nel parlare e nell’occasione devo dire che ci ha spiegato diverse cose tra cui la interessante origine del vino Sassicaia e del suo blend composto per l’85% da Cabernet Sauvignon e per il 15% da Cabernet Franc. Carlo ha integrato in modo chiaro ed eloquente quello che era necessario dire per completare l’esposizione della qualità delle annate che si sono susseguite nella degustazione. Il pubblico era stregato e molto interessato. In sala c’era un brusio dovuto all’interesse dettato dall’esposizione del Marchese, di Carlo e mia. Finita la degustazione è stato aperto il buffet fatto e servito dall’Enoteca Pinchiorri di Firenze ed accompagnato dallo Spumante Salviano Titignano agricola, metodo classico, senza annata, dal Vermentino Samas agricola Punica, annata 2014 e dal Guidalberto della Tenuta San Guido, annata 2013. Qualcuno ha fatto come me ed è andato a ricercare qualche vino residuo della verticale. Nel pomeriggio si è tenuta la seconda asta dei vini sia italiani, sia di Borgogna che internazionali, mentre oggetto dell’asta del giorno precedente sono stati, vini italiani, di Bordeaux ed internazionali.

Si è trattato di una due giorni stupenda che mi ha dato tanta gioia e piacere. Pietro De Bernardi, titolare della Casa d’Aste Pandolfini, con l’importante opera di Francesco Tanzi, ha creato questo evento che ha suscitato grande interesse da parte di amanti della enogastronomia e della enodegustazione.

TENUTA SAN GUIDO

Sassicaia, annata 1978

Alla visiva è rosso mattone.

Ventaglio olfattivo con profumi, che confermano la sua veneranda età, di gibier (cesto della selvaggina), foglie morte, humus, terra bagnata, goudron, canfora, balsamo di tigre, confettura di more, prugna secca, fieno secco, clorofilla, iuta, intensi di pepe nero e noce moscata, per terminare con lievi rimandi erbacei.

Corpo non più tonico ma lievemente stanco.

Spalla acida e tannino dominano, senza indugi, la massa alcoolica. Il tannino è dolce, abbastanza largo (5/6 -), inizialmente setoso per poi nel finale asciugare un po’ la gengiva superiore. Abbastanza lunga è la sua persistenza aromatica intensa, con finale di prugna secca e iuta e finalissimo di noce moscata.

Vino superiore al naso, gli manca un po’ di struttura ma regge molto bene l’età che ha.

89/100

 

TENUTA SAN GUIDO

Sassicaia, annata 1989

Colore rosso mattone.

Sensazioni olfattive di gibier (cesto di selvaggina), foglie morte, humus, terra bagnata, amido di riso, dattero secco, prugna secca, fieno secco, clorofilla, oliva nera, per terminare con note speziate di pepe nero e noce moscata.

All’esame gustativo ha sempre una vivace freschezza che con l’aiuto del tannino domina la massa alcoolica. Il corpo è medio ma un po’ scarico ed il tannino è dolce, abbastanza largo (5/6), inizialmente vellutato per poi asciugare la gengiva superiore.

Lunga persistenza gustativa con finale di liquirizia e di lieve fico secco.

Annata da non paragonare né al 1988 e né alla 1990, anche se si trova nel mezzo temporale alle due.

89/100

 

TENUTA SAN GUIDO

Sassicaia, annata 1993

Colore rosso granato chiaro con chiaro bordo cipolla rosa.

Naso di cesto di selvaggina (gibier), appretto (amido spray per stirare), smalto di vernice, lieve confettura di mora, uva fragola, lieve di vegetale, menta, per terminare con la buccia di arancia muffita (tipico della tostatura del legno di qualita’).

Al palato mostra un piacevole sapore di confettura di mora, un corpo medio, ed un buon equilibrio gustativo, con massa alcoolica non percettibile. Il tannino è dolce, non tanto largo (4/6++) e vellutato.

Lunga è la sua persistenza gustativa con finale di confettura di mora.

Naso non particolarmente ricco ma nell’insieme, considerando che l’annata in generale in Italia non è stata particolarmente felice, il vino è piacevole.

89/100

TENUTA SAN GUIDO

Sassicaia, annata 2004

Alla visiva è rosso granato con riflessi aranciati.

Registro olfattivo vario e piacevole con profumi di cioccolata, dolci del confetto, lievi animali, intensi di polvere da sparo, di pepe nero e noce moscata. Il percorso olfattivo prosegue con note di menta, eucalipto, prugna secca, alloro, duro di menta (bastoncino duro di zucchero intriso di menta), ruggine, amido di riso bollito, cassis, fieno secco, clorofilla, prugna fresca, stringa di liquirizia, anice stellato, lievissime di boisé, per terminare con soffi di mora matura.

Gusto estasiato da sapori intensi di prugna secca. Vino aggraziato e piacevole con corpo medio e ben equilibrato con tannino dolce, abbastanza largo, (5/6+), inizialmente setoso per poi nel finale asciugare, lievemente, la gengiva superiore.

Lunga è la sua persistenza aromatica intensa con finale di prugna secca.

93/100

 

TENUTA SAN GUIDO

Sassicaia, annata 2006

Colore rosso granato.

Naso caratterizzato da profumi di pelle in fine lavorazione di conceria, crema di latte, menta, eucalipto, alloro, salvia, lievi di pepe nero, noce moscata, iuta, inchiostro di china, appretto (amido spray per stirare) per terminare con un classico piacevole trinomio di prugna secca, fieno secco e clorofilla.

Il corpo è medio ed ha gusto di prugna secca fieno secco e clorofilla. (La clorofilla ha lo stesso profumo della prugna secca e del fieno secco insieme).

Vino abbastanza equilibrato, con effetto lievemente altalenante cioè talvolta emerge l’alcool sulla freschezza e viceversa. Il tannino è dolce, abbastanza largo (5/6 ++), inizialmente vellutato per poi nel finale far asciugare lievemente la gengiva superiore.

Lunga è la sua persistenza gustativa con finale di prugna secca.

Annata difficile a Bolgheri, tutti i vini hanno sofferto problemi di alcool e quindi di equilibrio gustativo. A mio avviso saranno vini meno longevi perché nell’invecchiare perderanno maggiormente l’equilibrio gustativo. Questo 2006 negli anni è migliorato perché lo ricordavo meno equilibrato. Dargli 89/100 sarebbe stato ingiustamente punitivo.

90–/100

TENUTA SAN GUIDO

Sassicaia, annata 2009

Rosso rubino chiaro con bordo fine granato chiaro.

Naso entusiasmante con profumi di menta, eucalipto, prugna, colla coccoina (latte di cocco ed intensa mandorla), appretto (amido spray per stirare), rosmarino, pepe nero, intensi di noce moscata, mora, cassis, lievi di pelle di conceria in fine lavorazione, iuta, lievi di duro di menta (bastoncino duro di zucchero intriso di menta), pomodoro secco, salvia, guscio duro di mandorla, per terminare con carezze di acqua di mare (quella veramente pulita che sa di melone bianco e di buccia del cocomero).

Al palato si gode la bella struttura del vino ed il perfetto equilibrio dove la massa alcoolica è completamente guidata dalla spalla acida e dal tannino.

Quest’ultimo è dolce, spesso, largo (6/6 -) e vellutato.

Lunga è la sua persistenza aromatica intensa con finale boisé, di mora e prugna.

Il 2009 ha più struttura del 2004 e secondo me, in generale, ha l’eleganza del 2007 e la potenza del 2008. Il profumo di mare l’ho sentito ultimamente nel 2012 e non ricordavo di averlo già sentito nel 2009 e nel 2011, incredibile! Vino nel suo insieme molto piacevole.

94/100

 

TENUTA SAN GUIDO

Sassicaia, annata 2011

Bel rosso rubino trasparente.

Offre piacevoli profumi dolci di pelle vegetale (si avvicina al dolce del cuoio biondo), intensi di piccoli chicchi di liquirizia (quelli della scatola tonda di metallo), menta, eucalipto, acqua di mare, iuta, intensi di prugna, mora, cassis, pepe nero, intensi di noce moscata, lievi di chiodi di garofano, grafite ed intensi di gomma caucciù, per ritornare a profumi balsamici di menta ed eucalipto.

Al gusto mostra potenza ed eleganza.

Il corpo è superiore a quello del 2010, la bocca è accarezzata da sapori di prugna spremuta che la rendono piacevolmente dolce.

Il vino è ben equilibrato, senza minima ombra di dubbio. Il tannino è dolce, largo (6/6 –) e setoso.

Lunga è la sua persistenza gustativa con finale di prugna e menta.

Nelle mie note ho scritto: “potenza ed eleganza”. Bel vino in un’annata che a Bolgheri ha benedetto i Cabernet sia Franc che Sauvignon.

96/100

[/ihc-hide-content]

More from Paolo Baracchino

PRICELESS DI MILANO OSPITA LO CHAMPAGNE MOËT – CHANDON

Scusate la sincerità ma non avrei mai immaginato di fare una degustazione...
Leggi tutto