IL MERANO WINE FESTIVAL 2014

Finalmente dopo un’assenza di tre anni sono tornato a Merano per il Wine festival 2014. La mia assenza è stata dovuta al fatto che questa manifestazione coincide per le date con il World Wine Symposium di Villa d’Este, a Cernobbio, organizzata da Francois Mauss, presidente del Grand Jury Européen del quale io faccio parte. Mi è dispiaciuto molto non andare a Cernobbio perché erano state organizzate delle degustazioni, a pagamento, più uniche che rare. Non si può avere tutto nella vita. Merano, per me, è sempre stato un appuntamento da non perdere, una manifestazione del vino e dell’enogastronomia, di grande importanza e piacere.

Questa stupenda e breve manifestazione è iniziata nel 1992 e anno dopo anno è cresciuta sempre di più. Ci sono stati due o tre anni in cui la manifestazione ha avuto qualche presenza di pubblico in meno, ma quest’anno, al mio ritorno, ho trovato un notevole incremento di pubblico.

Andare a Merano significa andare in una cittadina da fiaba, dove il panorama, gli alberghi ed i ristoranti fanno da contorno, in modo eccellente, ad una manifestazione da grandi appassionati.

Insieme alla manifestazione vengono organizzate anche molteplici degustazioni di vino che quest’anno ho disertato perché volevo aggirarmi per i banchi di assaggio del Wine Festival per sentire le novità ed in effetti ho notato la presenza di aziende di vino dei paesi dell’est europa, in particolare della Romania. Vini che ancora, per me, devono crescere e cioè migliorare la propria qualità. Ho sentito diversi vini con non tanto equilibrio gustativo, dove l’alcool dominava la freschezza.

Mi è interessato molto sentire i vini austriaci, in particolare quelli bianchi, con uvaggio reasling e grüner Veltliner.

Quest’ultimo uvaggio è incredibile perché i vini, che normalmente non fanno fermentazione malolattica, perché il non farla li rende più longevi, hanno una salinita’ e mineralità incredibili. Se dopo averli bevuti vi leccate le labbra e chiudete gli occhi avete l’impressione di essere stati travolti da un’onda di acqua di mare. Quest’uvaggio, per me, è magico perché ricorda i migliori chardonnay di borgogna per i profumi floreali e fruttati che i migliori riesling di Alsazia per la nota di idrocarburo (kerosene).

E’ un mio vivo desiderio poterer fare una verticale in comparazione di Grüner Veltliner e di bianchi di Borgogna.

Nel mio aggirarmi sono andato nel salone dei vini di Bordeaux ed ho rilevato che le aziende presenti sono diminuite numericamente, rispetto al passato, ma non per la qualità dei vini.

Ho sentito anche qualche vino spagnolo.

La Spagna ha veramente fatto dei passi da gigante riuscendo a fare dei vini interessanti. Sono andato a trovare amici produttori italiani ed ho assaggiato molti vini senza scrivere le mie note di degustazione perché ciò avrebbe limitato, temporalmente, molti dei miei assaggi. Debbo precisare che gli assaggi veri dei vini si fanno da seduti e degustando ciascun vino per almeno dieci minuti. Gli assaggi fatti in modo veloce non ti permettono di capire bene la qualità del vino, i suoi pregi ed i suoi difetti. Sono stato a trovare l’amico Mauro Vannucci produttore del Piaggia di Carmignano che “molto modestamente” considera il suo vino a livelli stratosferici. Realmente, normalmente, fa dei bei vini. Un vino toscano che a me piace tantissimo perché ha una stupenda beva è quello dell’azienda di Montalcino, Poggio di Sotto.

Ricordavo di avere degustato qualche mese prima in azienda il Rosso di Montalcino 2009 e che mi era piaciuto tantissimo, pertanto ero curioso di assaggiare il Brunello di Montalcino 2009, che veniva servito da una bottiglia in formato magnum. Questo vino in genere mi piace perché ha una beva stupefacente, più lo bevi e più lo berresti, ha una finezza gustativa che a me ricorda i migliori pinot nero di Borgogna.

Ho fatto due assaggi di questo 2009 ed ho rilevato che la prima bottiglia era piacevole, ma inferiore alle mie aspettative, ho riferito ciò alla graziosa signorina che mi ha offerto il vino, la quale lo ha assaggiato e mi ha confermato che il vino non era dei migliori.

Gentilmente mi veniva aperta un’altra magnum ed il vino stavolta era grandioso con profumi fruttati di ciliegia, speziati di pepe nero e noce moscata, di cioccolata, mentolati di menta ed eucalipto, di guscio duro di mandorla e per finire con lo smalto di vernice.

Quest’ultimo è un profumo tipico di questo vino nelle migliori annate.

Che delizia del bere, mentre scrivo questo articolo sento in bocca una salivazione che ti può dare un grande sangiovese. Ricordo la sapidità e la mineralità di questo vino accompagnato al sapore di tartufo nero. Nelle mie note ho scritto: “vino borgognone con una beva incredibile”. Questo brunello 2009 mi ha ricordato il suo rosso 2009, più lo bevi e più lo berresti con lo stesso desiderio e piacere (96/100).

Stesso piacere mi da il bere il Brunello di Montalcino nella sua riserva Poggio al Vento. Ai banchi di assaggio venivano serviti il 2001 ed il 2006. Ricordo di avere fatto una verticale di Poggio al Vento, con bottiglie in formato magnum, e di avere giudicato il 2001, la miglior annata mai fatta.

Questo 2001 mi ha fatto ricordare il piacere che avevo già provato, precedentemente nel degustarlo. Questo vino ha la peculiarità, in generale, di avere all’olfatto un profumo incredibile di nocciolina tostata. Non sono molti i sangiovese che hanno al naso questo stupendo profumo. A questo 2001 ho confermato il punteggio che gli avevo già dato e cioè 96/100. Ho degustato anche il 2006 che mi è piaciuto molto anche se quest’ultimo, a differenza sia del 2001 che del 2004 ha un tannino più concentrato più spesso e meno largo, ciò è dovuto all’annata, infatti quasi tutti i Brunello 2006, da me degustati, in passato, avevano questa peculiarità.

Se nel mangiare un piccione devo scegliere un vino da abbinare non ho dubbi di preferire un bel Brunello di Montalcino, rispetto a tanti altri vini del mondo.

Se un vino è buono lo si vede anche da come la bottiglia viene consumata durante il pasto.

Ricordo un vino semplice come il Castello di Bossi, Chianti classico 2009, che aveva, nella sua semplicità, una beva incredibile.

Nel mio piacevole peregrinare tra i banchi di assaggio sono andato in varie regioni italiane e tappa d’obbligo per me è fermarmi a trovare Salvatore Geraci produttore del mitico vino siciliano “Faro Palari”. Ho parlato con produttori di vino dell’Etna che mi hanno detto: “l’obiettivo è quello di riuscire a fare un vino come il Faro Palari”. Questo vino è interessante berlo sia da giovane che un po’ invecchiato. Normalmente ha sapori fruttati di prugna e tanti altri piacevoli profumi ed in bocca ha una dolcezza di prugna che ti accarezza tutta la bocca. Non ho problemi a stappare il Faro Palari in alternativa ad un bel pinot nero di Borgogna.

Girando ancora per i banchi di assaggio sono stato a trovare i produttori dello Champagne Encry, della Côte de Blanc ed ho sentito, per la prima volta, i loro champagnes millesimati che mi sono piaciuti molto. Il tempo è stato tiranno perché dalle 9.30 di mattina arrivare alle ore 18.00 è stato come la velocità di un fulmine. Questa è una manifestazione che dura poco. Arrivati alle ore 18.00 è veramente piacevole per me andare all’Hotel Patrizia, a Tirolo, fare una doccia per poi andare a bere un piacevole champagne mangiando un po’ di speck, prima della cena. Ho cenato due volte all’Hotel Patrizia consumando delle piacevoli pietanze e stappando diversi vini italiani, austriaci e francesi. Sembra incredibile ma dopo avere degustato, e non bevuto, vini, tutto il giorno, c’è proprio la voglia di bere dei buoni vini. Ho tralasciato di dire che tradizionalmente i buongustai durante l’ora di pranzo escono dalla manifestazione vanno al giardino adiacente e, ad una bancarella, mangiano wurstel con senape. Grandioso! Purtroppo come si arriva a Merano si deve ripartire perché le cose belle hanno una fine, rimane, comunque vivo, l’interesse di tornare l’anno successivo.

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